Dopo gli Invisibili e il Grande vuoto, eccoci di ritorno, con una nuova rassegna, dove cinema, conferenze, incontri, mostre fotografiche, percorsi e spettacoli condivideranno per poco più di un mese il medesimo cartellone. Il tema scelto è quello del cammino. Solitamente, tutto ciò che ha a che fare con i piedi riveste una connotazione negativa (essere lasciato a piedi, essere ai piedi della scala, lavorare con i piedi ecc.), salvo in alcuni casi rimandare a un prudente realismo (stare con i piedi per terra, andare con i piedi di piombo). Numerose figure di camminatori per vocazione o necessità sono anche significative di un vivere ai margini: monaci, pellegrini, guide, trovatori, militari, prostitute, vagabondi, rifugiati, carpentieri amburghesi e persino … modelle. L’andare a piedi come stigma di un destino altro. In un’epoca dove il camminare è ridotto sempre più a un saliscendi tra un mezzo di trasporto e l’altro, dall’automobile all’ascensore, e le gambe ci servono principalmente come supporto da infilare sotto una scrivania o da lasciare sprofondare su di un sofà, l’idea di interrogarci sui mille significati del camminare ci è subito parsa intrigante. Ecco che infatti il camminare può diventare, a seconda delle occasioni, aspirazione al benessere, salute quotidiana, rivelazione del mondo, ricerca interiore, narrazione, azione politica, flânerie, erranza, solitudine. Per il nostro Homo sedentarius, il camminare può riacquistare valori inaspettati: la scoperta di quella parte di mondo (almeno superficialmente) non contaminato e forse ancor di più di quella parte naturale di sé, la riappropriazione seppur provvisoria del territorio, la valorizzazione delle piccole cose che incontriamo nei nostri insoliti cammini quotidiani.Tra le «divagazioni» insolite di questa rassegna, vi sono la produzione di un cortometraggio, che farà da colonna sonora e immaginifica alla rassegna, e l’edizione di un libro-camminato: la raccolta di esperienze di percorso con-divisa tra viaggiatori di matrice diversa, quali fumetto, fotografia, grafica, geografia, pittura e narrazione. In un mondo sempre più asettico e virtuale, il camminare si profila allora come attività totalizzante, piccolo scarto di libertà, che coinvolge tutti i nostri sensi e attraversa, intersecandole, tutte le sfere del nostro vivere. Non è forse un caso che in riflessologia il piede venga denominato il «secondo cuore», come a dirci che un cuore solo non basterebbe. E in fondo, per citare Linus, anche una corsa di mille miglia non inizia forse con un passo?

 
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17.09.03
Sito: Alessio Tutino