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I film

 

Tahkté siah Lavagne
Samira Makhmalbaf, Iran / Italia 2000
35mm, colore, v.o. farsi st. italiani, 85’
Sceneggiatura: Mohsen Makhmalbaf, Samira Makhmalbaf; fotografia: Ebrahim Ghafori; montaggio: Mohsen Makhmalbaf; musica: Mohamed Reza Darvishi; interpreti: Bahman Ghobadi, Said Mohamadi, Behnaz Jafai; produzione: Mohsen Makhmalbaf per Makhmalbaf Film House, Teheran, e Marco Müller per Fabrica Cinema,Treviso, in collaborazione con Rai-Cinema e T-Mark.

Due maestri elementari, il cui unico bene è una lavagna, attraversano il petroso Kurdistan iraniano in cerca di allievi, di sé e forse anche d’amore. Uno seguirà una colonna di errabondi curdi iracheni, l’altro un gruppo di contrabbandieri-bambini che rischia la vita alla frontiera. L’opera seconda di Samira Makhmalbaf (scritta e montata con il padre Mohsen) tocca temi centrali del cinema iraniano: il confine, il possesso, la cultura, l’incombenza della morte e della guerra. E certo interessa e avvince, pur pagando lo scotto di una costruzione narrativa priva di una precisa struttura e non di rado estetizzante, poeticistica e simbolica: la lavagna come riparo dalle bombe o come dote nuziale, metafora del potere della cultura, ne è un esempio abbastanza eloquente. Premio della Giuria a Cannes 2000. (Mereghetti)

ma 16.9, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco

 

Sátántangó
Béla Tarr, Ungheria / Germania / Svizzera 1994
35mm, bianco e nero, v.o. ungherese st. tedeschi, 450’
Sceneggiatura: László Krasznahorkai, Béla Tarr; fotografia: Gabor Medvigy; montaggio:Agnès Hranitzky; interpreti: Mihály Víg, Dr. Puty Horváth, László Felugossy, Eva Albert Almasi, János Derzsi, Iren Szojki,Alfréd Járai, Miklós B. Székely; produzione: Mafilm, M.I.T. Studio, Budapest / Von Vietinghoff Film-produktion, Berlin / Vega Film, Zürich.

In un villaggio della puzsta ungherese ricompaiono due imbroglioni, Irimiás e Petrina, che si erano fatti passare per morti e ora hanno ricevuto un misterioso incarico dalla polizia. Sfruttando il suo ascendente messianico, Irimiás convince la gente del luogo – che già meditava di fuggire e si tradiva a vicenda – a lasciare le proprie case e ad affidare a lui tutti i risparmi, in vista della fondazione di una colonia utopica ... Oltre sette ore di film per una trama ermetica che non si conclude possono sembrare pura follia... Gli eventi si dipanano, almeno a segmenti, in tempo reale (109 minuti per seguire due persone che camminano per strada, un ballo che sfiora la mezz’ora), ma si tratta di un tempo che scorre in una dimensione del tutto fantastica, in un mondo gravido di echi oscuri e di forze minacciose... Un’esperienza cinematografica unica e che non può lasciare indifferenti, anche se richiede sacrifici non da poco. (Mereghetti)

sa 20.9, ore 10.30 : Cinema Ideal, Giubiasco

 

Klamek ji bo Beko Un canto per Beko
Nizamettin Ariç, Armenia / Germania 1992
35mm, colore, v.o. kurda st. francesi e tedeschi, 100’
Sceneggiatura: Nizamettin Ariç, Christine Kernich; fotografia: Thomas Mauch; montaggio: Susanne Lahaye, Gaby Wragge; musica: Nizamettin Ariç; interpreti: Nizamettin Ariç, Bêzara Arsen, Christine Kernich, Lusika Hesen, Cemalê Jora; produzione: Margarita Woskanian Filmproduktion, Berlino, con la partecipazione di WDR, Filmstiftung NRW, Film Fonds Hamburg, Kuratorium Junger Deutscher Film.

Girato in Armenia, di produzione tedesca, Un canto per Beko è il primo film curdo... in lingua curda.
In fuga dalla Turchia, perseguitato senza aver fatto nulla di male, Beko percorre tutto il Kurdistan alla vana ricerca del fratello, salva una bambina da un bombardamento iracheno e prosegue la sua odissea che si concluderà in un ospedale di Amburgo.
È un film bellissimo... Il forte tema che lo nutre fa sì che il personaggio principale (interpretato dallo stesso regista, che è prima di tutto musicista, autore e interprete delle musiche del film) dia voce a una condizione collettiva prima che a una sua individuale situazione: quella di un popolo esule sulla propria terra, privato del diritto di un riconoscimento ufficiale nonché del diritto di parlare la propria lingua. (Matteuzzi)

lu 22.9, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno
ma 14.10, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco
me 15.10, ore 20.30 : Cinema Excelsior, Chiasso

 

Stalker
Andrej Tarkovskij, URSS 1979
35mm, colore, v.o. curda st. francesi e tedeschi, 100’
Sceneggiatura: Arkadij e Boris Strugackij, dal loro racconto Pic-nic sul ciglio della strada (versi di F. Tjutcev e Arsenij Tarkovskij); fotografia: Aleksandr Kniazinskij; montaggio: L. Fejginova; musica: Edvard Artemev; scenografia: Andrej Tarkovskij; interpreti: Aleksandr Kajdanovskij, Alisa Frejndlich, Anatolij Solonicyn, Nikolaj Grin’ko, Natasha Abramova; produzione: Mosfilm, Secondo gruppo artistico, Mosca.

Uno scrittore e uno scienziato si fanno guidare da uno stalker – in inglese: cacciatore alla posta – all’interno di una zona proibita, dove esiste una camera nella quale si possono esaudire tutti i desideri. Allegoria sulla tentazione della fede e sul rapporto dell’uomo moderno col sacro: grazie alla forza delle immagini,Tarkovskij spesso riesce a lasciarsi alle spalle i cascami letterari (Tolstoj e Dostoevskij) e a parlare allo spettatore direttamente. Straordinaria l’ambientazione in un labirinto di gallerie in disfacimento e invase dall’acqua: e riuscita la fusione tra realismo quotidiano e fantastico. Il ritmo è stremante e i piani sequenza provano la resistenza dello spettatore: ma lo sforzo in questo caso è ripagato. (Mereghetti)

ma 23.9, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco
ve 26.9, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno

 

Tip tap, tip tap – a piedi nel jazz
presentato da Theo Zwicky «Mr Jazz Films»
A grande richiesta, dopo il successo al festival di cultura e musica jazz di Chiasso 2002, ritorna Mr. Jazz Films con la sua introvabile, inimitabile, strepitosa collezione di spezzoni di film americani che vedono protagonista la danza a ritmo jazz. Cakewalk, Jitterbug, Lindy Hop, Top Hat, dagli anni ’20 ai primi anni ’50, un fiume sussultante di rarità con ballerini indemoniati come Shirley Temple, Sister Rosetta Tharpe, Eleonor Powell, Jesse & James, The Berry Brothers, Four Step Brothers e orchestre infuocate in esibizioni da cineteca. Estratti di trasmissioni televisive e lungometraggi per una colonna sonora di classe con musicisti celebri come Duke Ellington, Chick Webb, Woody Herman, Benny Carter. Volti, movimenti, melodie salvate dall’oblio dalla mano sagace di Theo Zwicky che ritornano a sfolgorare per qualche attimo nella buia sala di un cinema di periferia. Un piacere per gli occhi e per le orecchie e … humour a tutto spiano. Altro che Flashdance! In una rassegna sul camminare, una scossa di buon umore e vitalità che vi farà muovere i piedi sotto la poltroncina. Portare scarpe comode.

me 24.9, ore 20.30 : Cinema Excelsior, Chiasso

 

Middle of the Moment
Nicolas Humbert e Werner Penzel, Germania / Svizzera 1995
35mm, bianco e nero, v.o. inglese, francese e tamashek st. francesi, 80’
Sceneggiatura: Nicolas Humbert, Werner Penzel; fotografia: Chilinski; montaggio: Gisela Castronari, Nicolas Humbert, Werner Penzel; musica: Fred Frith e altri; interpreti: Robert Lax, Johann Le Guillerm, Aghali ag Rhissa, Mutu walat Rhabidine, Sandra M’Bow, Amoumoun; produzione: Cine Nomad, München, Balzli & Cie., Nidau (Bern), DRS.

Per due anni i registi sono stati in cammino con gli artisti di un circo francese, con dei nomadi tuareg nei territori montagnosi del sud del Sahara e con il poeta, clown e filosofo Robert Lax. Dall’enorme quantità di immagini girate è poi nato al tavolo di montaggio un film che i due autori definiscono «cinepoem», un poema cinematografico. «I nostri viaggi non sono stati soltanto un tentativo di avvicinamento a vecchie e nuove forme di nomadismo, ma anche e soprattutto una ricerca del vocabolario poetico del film con tutte le sue possibilità di una libera rappresentazione. Trovare qualcosa, nella ricerca della vita, che è nascosto... Vivere aprendosi». (Nicolas Humbert e Werner Penzel)

sa 27.9, ore 18 : Cinema Ideal, Giubiasco

Die Salzmänner von Tibet
Ulrike Koch, Svizzera/Germania 1997
35mm, colore, v.o. tibetana st. francesi e tedeschi, 112’
Sceneggiatura: Ulriche Koch; fotografia: Pio Corradi; montaggio: Magdolna Robkop; interpreti: pastori nomadi tibetani; produzione: Catpics Coproductions AG, Zürich, D.U.R.A.N. Film, Berlin.

Da tempi immemorabili, i pastori nomadi del nord del Tibet vivono nelle peggiori condizioni sull’altopiano dell’Himalaya e sfruttano con i loro yak i pascoli più alti del pianeta. In primavera gli uomini di una tribù nomade partono per i laghi salati con le loro robuste bestie da soma. I laghi salati dell’Himalaya sono fra le più grandi riserve di sale del mondo. Oggi il sale viene sfruttato soprattutto industrialmente e trasportato con autocarri. Il documentario segue invece una delle tradizionali carovane, intrise di riti religiosi e minacciate dal progresso tecnico. Accompagnati da oltre un centinaio di yak, i nomadi raggiungono i laghi salati per riportare nelle loro vallate l’«oro bianco». (Catalogo Soletta)

ma 30.9, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco
lu 29.9, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno
me 15.10, ore 20.30 : Cinema teatro Blenio, Acquarossa

 

Broken Silence
Wolfgang Panzer, Svizzera 1995
35mm, colore, v.o. inglese st. francesi e tedeschi, 110’
Sceneggiatura: Wolfgang Panzer; fotografia: Wolfgang Panzer, Edwin Horak; montaggio: Claudio di Mauro; musica: Filippo Trecca; interpreti: Martin Huber, Ameenah Kaplan, Michael Moriarty...; produzione: Wolfgang Panzer, Claudia Sontheim, Zürich.

Fried Adelphi, un monaco certosino, viene inviato in Indonesia dai suoi confratelli per poter prolungare l’affitto del proprio convento in Svizzera. Nell’aereo è però vittima di una crisi acuta di claustrofobia: quindi al primo scalo, a Nuova Dehli, decide di proseguire il viaggio via terra. Ashaela, una giovane afro-americana spirituale e impertinente che occupava il posto accanto al suo, si incarica di accompagnarlo dopo che il giovane monaco, vittima di un furto, è rimasto senza un soldo. Comincia così un viaggio avventuroso attraverso l’India e, dopo un’attraversata dell’Oceano, verso l’Indonesia. Uno strano legame si crea tra questi due esseri così dissimili. Ashaela soffre di una malattia cardiaca congenita e sa che dovrà morire. Fried, prima di rientrare nel suo convento, deciderà di affrontare una difficile confessione... (Catalogo Soletta)

me 1.10, ore 20.30 : Cinema Excelsior, Chiasso

 

La nación clandestina
Jorge Sanjinés, Bolivia 1989
16mm, colore, v.o. spagnola e aymara st. francesi e tedeschi, 128’
Sceneggiatura: Jorge Sanjinés; fotografia: Rafaél Flores, Delfina Mamani; montaggio: Jorge Sanjinés; musica: Cergio Prudencio; interpreti: Reynaldo Yujra, Orlando Huanca, Delfina Mamani, Roque Salgado; produzione: Beatriz Palacios per Grupo Ukamau, La Paz.

Sebastian, un indio aymara che si era adattato alla città rinnegando le sue origini, un giorno ritorna nella sua comunità sull’altopiano andino. Questa, anni prima, l’aveva ripudiato, condannandolo per il suo tradimento. Durante il suo lungo viaggio a piedi, portando sulle spalle la maschera mitica del «Danzanti», prende coscienza della sua identità culturale e dei motivi del suo errore e della sua esclusione: all’alienazione subentra allora la riscoperta delle sue origini e Sebastian desidera soltanto morire nei suoi luoghi, eseguendo l’antica danza della morte. Ma gli aymara, ritornati al villaggio dopo essersi ribellati contro un colpo di stato militare, considerano con diffidenza il rito di Sebastian.
Il film, complesso ed elegiaco, cattura per il suo stile narrativo insolito, per le sue immagini inondate di musica boliviana, per le sue atmosfere liriche e magiche. (Catalogo trigon)

ve 3.10, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno

 

Rabbit-proof Fence La generazione rubata
Philip Noyce, Australia 2002
35mm, colore, v.o. inglese st. francesi e tedeschi, 94’
Sceneggiatura: Christine Olsen, dal libro di Doris Pilkington Garimara Follow the Rabbit-proof Fence; fotografia: Christopher Doyle; montaggio: Veronika Jenet, John Scott; musica: Peter Gabriel; interpreti: Everlyn Sampi, Tianna Sansbury, Laura Monaghan, David Gulpilil, Ningali Lawford, Myarn Lawford, Deborah Mailman, Jason Clarke, Kenneth Branagh, Natasha Wanganeen...; produzione: Philip Noyce, Christine Olsen, John Winter per Rumabalara Films/Olsen Levy.

Il film si basa sulla vera storia di tre bambine aborigene, nell’Australia degli anni Trenta, vittime della politica ufficiale del governo assolutamente contraria alla convivenza tra la popolazione originaria del continente e i bianchi. Le bambine vengono strappate al nucleo famigliare e internate in un istituto... Decidono però di scappare e di affrontare un lungo viaggio a piedi nudi... È una delle tre bambine di allora, Molly (oggi novantenne) a raccontarci in prima persona la sua storia e a conferirle il carattere di testimonianza appassionata, fervorosa, quasi fiabesca. Dopo la fuga, Molly aveva sposato un aborigeno e aveva avuto due figlie. Una di queste è l’autrice del libro da cui il film è tratto. Castello d’oro a Castellinaria 2002. (Catalogo Castellinaria/ Rossello)

sa 4.10, ore 18 : Cinema Ideal, Giubiasco
me 8.10, ore 20.30 : Cinema Excelsior, Chiasso
ve 17.10 , ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno
me 22.10, ore 20.30 : Cinema teatro Blenio, Acquarossa

 

Le signe du lion
Eric Rohmer, Francia 1959
35mm, bianco e nero, v.o. francese, 100’
Sceneggiatura: Eric Rohmer, Paul Gégauff; fotografia: Nicolas Hayer; montaggio: Anne-Marie Cotret; musica: Louis Saguer; interpreti: Pierre Wesserlin, Van Doude, Michèle Girardon, Jean Le Poulain, Paul Bisciglia, Jill Olivier, Stéphane Audran, Jean-Luc Godard, Macha Méril...; produzione: Claude Chabrol per Ajym Films, Paris.

Jess Hahn, compositore americano che vive a Parigi, apprende di aver ereditato una fortuna; ma poi la notizia viene smentita. Solo e senza soldi nella Parigi deserta d’agosto, si riduce a fare il barbone e vaga senza meta, finché i suoi amici lo ritrovano e gli comunicano una nuova sorpresa della sorte. Il primo lungometraggio di Rohmer è una riflessione sul caso in anticipo con molte sue opere future... ma più dalle parti della tragedia greca che del giansenismo cui abitualmente si associa questo regista... L’itinerario di degradazione del protagonista è descritto con un realismo minuto di grande efficacia. Ma il film si ricorda anche come una delle rare dichiarazioni d’odio che siano mai state fatte a Parigi: assolata, sporca, ostile con i suoi marmi e melliflua con le sue acque. (Mereghetti)

ma 7.10, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco
lu 13.10, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno

 

Walk the Walk
Robert Kramer, Francia/Svizzera 1996
35mm, colore, v.o. francese st. tedeschi, 105’
Sceneggiatura: Robert Kramer; fotografia; Richard Copans, Katell Dijan, Blaise Bauquis, Robert Kramer; montaggio: Christine Benoît, Béatrice Wick, Keja Kramer, Robert Kramer; musica: Barre Philips; interpreti: Laure Du-thilleul, Jacques Martial, Betsabée Haas, Eliane Boisgard, Jacqueline Bron-ner...; produzione: Avventura Films, Paris,Vega Films, Zürich, SSR.

Nellie, Abel e loro figlia Raye abitano vicino a un faro, in un paesaggio selvaggio. La famiglia è inseparabile, legata organicamente, malgrado le differenze: la madre è bianca e biologa, il padre nero e atleta, la figlia meticcia e cantante. Ma un giorno Raye decide di partire, d’esplorare il mondo, di vedere cosa succede fuori, rompendo l’equilibrio famigliare. «If you talk the talk, you better walk the walk». Raye percorre l’Europa... Abel, il padre, prende poco dopo la nave per Odessa. Potrebbe vivere ovunque, purché abbia uno spazio di dispendio fisico. Al contrario Nellie resta nel suo territorio marittimo... esamina i sedimenti del suolo... Walk the Walk non è solo un film sul percorso di questi tre personaggi, ma rappresenta anche una radiografia sensibile dei paesaggi marittimi, agricoli ed industriali. Un film «di finzione» del grande documentarista indipendente americano, morto nel 1999. (Catalogo Locarno)

sa 11.10, ore 18 : Cinema Ideal, Giubiasco

 

Ladri di biciclette
Vittorio De Sica, Italia 1948
35mm, bianco e nero, v.o. italiana st. francesi e tedeschi, 92’
Sceneggiatura: Cesare Zavattini, Oreste Biancoli, Suso Cecchi D’Amico,Vittorio De Sica, Adolfo Franci, Gherardo Gherardi, Gerardo Guerrieri, dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini; fotografia: Carlo Montuori; montaggio: Eraldo Da Roma; musica: Alessandro Cicognini; interpreti : Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola, Lianella Carell, Elena Altieri, Gino Saltamerenda, Vittorio Antonucci, Ida Bracci Dorati, Memmo Carotenuto...; produzione: Vittorio De Sica per PDS.

A un padre di famiglia, che ha trovato finalmente un impiego come attacchino nella Roma del dopoguerra, rubano la bicicletta, strumento fondamentale per il lavoro. Disperato, cerca di rubarne una allo stadio: bloccato e aggredito dalla folla, viene lasciato libero davanti alle lacrime del figlio Bruno che commuovono la gente.
È una delle opere migliori del neorealismo, «centro attorno al quale orbitano le opere degli altri neorealisti». Lucida e profonda analisi della dura realtà di quegli anni, è il punto più alto della collaborazione tra De Sica e Zavattini, dove «si armonizzano sia la loro poetica del quotidiano e del ‘pedinamento’ (scoprendo sulle orme degli uomini comuni un mondo di miseria e di problemi mai risolti) sia il loro amore per i personaggi, che qui si fa vero senso di pietà». Gli interpreti sono tutti non professionisti. (Mereghetti)

ma 21.10, ore 20.30 : Cinema Ideal, Giubiasco

 

L’estate di Kikujiro
Kitano Takeshi, Giappone 1999
35mm, colore, v. italiana, 120’
Titolo originale: Kikujiro; sceneggiatura: Kitano Takeshi; fotografia: Yanagishima Katsumi; montaggio: Ota Yoshinori; musica: Joe Hisaishi; interpreti: Kitano «Beat» Takeshi, Sekiguchi Yusuke, Kishimoto Kayoko,Yoshiyuki Kazuko, Great Gidayu, Ide Rakkyo, Maro Akaji, Daike Yuko, Imamura Nezumi, Beat Kiyoshi; produzione: Kitano Takeshi, Mori Masayuki, Yoshida Takio per Bandai Visual/Tokyo Fm/Nippon Herald/Office Kitano, Tokyo.

Yakuza da quartiere, il riluttante Kikujiro viene convinto dalla moglie ad accompagnare Masao, nove anni, alla ricerca della madre. Ma visto che l’aspetta una delusione (la donna si è risposata e ha un altro figlio) Kikujiro decide di distrarre il bambino improvvisando una serie di giochi folli con i bizzarri compagni di viaggio incontrati per strada.
Kitano ritorna alle sue radici di comico surreale e vagamente sconveniente: ma non rinuncia al controllo dello stile, e trova un equilibrio spesso miracoloso tra la libertà sgangherata delle invenzioni, il perfetto tempismo delle gag, la vena malinconica mai sopita e un amore per l’immagine di attonita purezza. Uno dei rari film che parlano di sentimenti senza scadere nel sentimentalismo, e un elogio dell’infanzia senza illusioni né languori nostalgici... (Mereghetti)

me 22.10, ore 20.30 : Cinema Excelsior, Chiasso
ve 24.10, ore 20.30 : Cinema Morettina, Locarno

 

 

Le schede sui film sono tratte da:
– Il Mereghetti. Dizionario dei film 2002, Milano, Baldini & Castoldi, 2001.
– Fabio Matteuzzi, Un canto per Beko, in «Cineforum», 325, giugno 1993.
– Nicolas Humbert, Werner Penzel, dal Catalogo di distribuzione della Look Now!, Zürich 1995.
– Catalogo delle Giornate cinematografiche di Soletta, 1996 e 1998.
– Le tour du monde en 90 films, Catalogo di distribuzione della trigon-film 2001/2002,Wettingen 2000.
– Catalogo di Castellinaria – Festival internazionale del cinema giovane Bellinzona, 2002.
– Nicola Rossello, Paesaggio australiano. La generazione rubata, in «Cineforum», 421, gennaio 2003.
– Catalogo ufficiale del 49. festival internazionale del film Locarno, 1996.
– Marco Galli, Chiasso (scheda su Tip tap, tip tap – a piedi nel jazz).

 

Con il sostegno di:

 
17.09.03
Sito: Alessio Tutino